Il Collegio degli Scolopi, pur ponendosi in aspra concorrenza con il Collegio dei Gesuiti, a Chieti come in altre città, adottò in gran parte la loro “Ratio studiorum”, modello pedagogico e didattico per tutte le congregazioni religiose insegnanti. ratio-studiorum
Fu così che già dal XVIII secolo, a Chieti, prima ancora che venisse costruito uno dei primi teatri moderni in Abruzzo, il cosiddetto Teatro Vecchio, due piccoli teatri svolgevano la loro importante opera non solo come luogo di spettacolo, ma anche come attività di diffusione della cultura e di socializzazione: l’uno a Palazzo Martinetti, ad opera dei Gesuiti, e l’altro nell’attuale palestra del Liceo Classico “G.B. Vico”, ad opera degli Scolopi.
In questi teatri, soprattutto al temine dell’anno scolastico, si tenevano accademie, dibattiti, rappresentazioni che potevano offrire alla cittadinanza la misura del grado di preparazione raggiunto dagli alunni e delle capacità pedagogiche dei maestri.
In aprile di ogni anno i convittori e gli esterni sostenevano un esame particolare e, nel mese di settembre, sostenevano un “esame in pubblica adunanza” cui venivano invitati “uomini di lettere e distinti personaggi”.
Non mancavano, però, occasioni per rappresentazioni teatrali più leggere, di cui ci parla nel suo diario del 1885 il convittore Desiderato Scenna “Se la città dava a noi convittori la possibilità di partecipare alla vita cittadina , prendendo parte ai suoi svaghi, da parte sua il Convitto Nazionale “G.B. Vico”, durante il Carnevale aveva aperto al pubblico il proprio teatrino, già dei Padri Scolopi, per presentare alcune commediole recitate da una Filodrammatica del Collegio costituita per volontà del Preside-Rettore Pucci” (riportato in “Tra Storia e storie” di Antonio D’Urbano, Edicola editrice, Chieti 1911, pag. 57).